Idios kosmos

Un altro brano da Raccontalo alla cenere:

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Non riesco ad essere tanto sincero, resta qualcosa che non dico mai, di cui ho vergogna (immagina che roba dev’essere) e non viene fuori, con tutta la buona volontà. Quest’ultimo grumo devo tenermelo, evidentemente non ho lo stomaco di guardarlo.
Credo sia così che inizia la demenza: una parte di te si isola, senza contatti con l’esterno, si può dire che muore. Questa perdita addolora la mente.
La prima immagine che mi viene è un cancro al cervello, ma è sbagliata. Lì le cellule impazzite proliferano, sostituiscono un ordine con un altro, si riproducono all’infinito. In un certo senso, sono la vita alla massima potenza. Qui, la mente mutilata cerca disperatamente di raggiungere la parte chiusa, ne imita il comportamento, di conseguenza dimentica il linguaggio, parti sempre più estese si isolano. La vita pietrificata, muta. D’altronde, “idiota” significa anche “chiuso, isolato”.
Per ora è un pezzo piccolo, una frase quasi insignificante, ma sto diventando idiota. Non c’è cura, temo.
Tra un po’ vorrò bene ad un sacco di gente, è uno dei primi sintomi. Poi mi dispiacerà per le balene, o per i kenioti. I film finiranno per commuovermi e penserò con una strana nostalgia agli amici d’infanzia.
Ultimi tentativi della mente, che vorrebbe sfuggire.
Parlerò di cose personali agli estranei (lo sto già facendo) e forse all’inizio apparirò una persona migliore.
Più gentile, più compassionevole, dimenticherò sempre più parole. Discuterò del tempo, magari.
A pensarci non è mica terribile. Un mondo di idioti sarebbe pacifico e silenzioso.

Stranamente, l’uomo che si stacca dagli altri crede di capire meglio le dinamiche sociali. Buono ultimo, scopre come l’esistenza sia una gara di popolarità. A sua insaputa altri uomini hanno calcolato quanto vale ogni suo pezzo, fino al centesimo. Ogni giorno è misurato, pesato, trovato manchevole e riposto. Quella che amava chiamare ingenuità si rivela immedicabile stoltezza. Avrebbe preferito che almeno questa consapevolezza gli venisse risparmiata.

Stamane ho assistito alla mia separazione. Consensuale, ovviamente. La mia signora ha tirato fuori una macchina fotografica per immortalare l’evento. Io sono quello a sinistra, vicino all’avvocato.

Più tardi mi sono trovato per sbaglio in una strada nei pressi del centro che non avevo mai visto.
Tutte le case hanno grossi cancelli lavorati in ferro o decorati da piastrelle. Un paio mostrano pareti dipinte. Nei viali, fichi e agavi gigantesche, macchie di fiori rossi e ignoti, file di girasoli.
Dalle cime di certe palme ho immaginato giardini remoti, incastrati tra le pareti bianche, ocra, rosa.

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