Il gioco della scrittura

Riportiamo, sempre da quello zibaldone di pensieri e intuizioni che fu Raccontalo alla cenere, un brano di Elia Spallanzani sulla scrittura a più mani come gioco letterario.

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Scrivere una storia a più mani… è un gioco troppo libero per essere divertente, serve qualche regola ingegnosa e arbitraria. Si potrebbe stabilire uno sfondo di partenza, caratterizzarlo indicandone i topoi e disponendoli in una certa sequenza. Poi ciascuno degli autori ne svilupperà uno, a turno.


Come evitare le incongruenze? O meglio, come stabilire quale autore avrà l’ultima parola su un certo punto? La soluzione più semplice è attribuire a ogni autore un diritto di veto, esercitabile una volta sola. In questo modo però si rischia di bloccare la narrazione. Allora forse è preferibile che ciascuno possa intervenire una volta nel brano di un altro autore e modificare gli eventi. Forse è troppo generico?
L’intervento deve rovesciare la situazione, altrimenti è inutile. Chiaro che la nuova linea del racconto deve rimanere sensata. E se si permettessero interventi multipli? Un terzo autore potrebbe rovesciare nuovamente l’esito, ma non può limitarsi a ripetere quanto detto dal primo.
Ma a parte questo, un autore resta libero di far evolvere il suo segmento come preferisce?
E’ ancora troppo facile.


Dividiamo grossolanamente gli sviluppi in fausti e infausti. Ogni autore dovrà mantenere un certo equilibrio e far sì che nel suo brano gli infausti eguaglino i fausti. E se aggiungessimo un po’ di casualità?
Ad esempio, si potrebbe estrarre a sorte l’ordine dei topoi. O il numero di eventi fausti e infausti. Ciascun autore dovrà inserire tutti quelli di cui dispone prima di poterne avere una nuova scorta. A questo punto, se aumentiamo la quantità di veti possibili il tutto si vivacizza. Ma rischiamo di cadere di nuovo nel caos.
Bisogna trovare un modo per evitare che un autore intervenga a cuor leggero. Per esempio, il diritto di veto esercitato passa a chi l’ha subìto. Così costui potrà deviare nuovamente la storia. Ma in questo modo colui che subisce il veto si vendicherà subito, ripristinando la sua linea, e così all’infinito.
Serve un altro limite.


Diciamo che il primo intervento su un brano trasferisce il diritto di veto, mentre il secondo o i successivi lo consumano. Potrebbe funzionare. Magari per storie semplici come le favole, o per i gialli. Ma come realizzarlo in pratica? Gli autori dovrebbero potersi scambiare i brani in continuazione.
Credo che resterà un mio gioco personale.

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Ovviamente se Spallanzani avesse conosciuto Internet e la posta elettronica avrebbe potuto mettere in atto questo suo gioco per davvero. In effetti ricorda molto da vicino i play by e-mail e giochi di narrazione condivisa. Sulle affinità tra Internet e autori come Calvino, Manganelli e Spallanzani non finiremo mai di spendere parole. C’è per esempio un bell’articolo di Fausta Samaritani, “Italo Calvino e la polverizzazione di Internet”, che vi consigliamo caldamente di leggere: Calvino, guardando un’opera di Shusaku Arakawa (lo stesso autore delle immagini che trovate poco sopra), anticipa con incredibile lucidità le caratteristiche più salienti della “rete delle reti”.
Mai come in questo caso è vero che certe idee sono nell’aria.

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