L’isola che avrebbe potuto esserci

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Carlo Ginzburg ha raccolto quattro saggi sulla letteratura inglese nel volume, edito da Feltrinelli, intitolato Nessuna isola è un’isola. Cosa c’entra Ginzburg con Elia Spallanzani? C’entra, c’entra. I saggi studiano il rapporto tra la letteratura inglese e quella continentale (tema di un certo interesse geopolitico anche oggi), nello specifico attraverso l’analisi del genere dell’utopia e del particolarissimo rapporto che lega questo stile, portato in auge da Tommaso Moro, alla realtà. Si tratta insomma di inoltrarsi non tanto sull’incerto confine tra finzione e realtà (confine che comunque permea l’intera opera dello Spallanzani), quanto su quello ancor più difficoltoso, ma al tempo stesso gratificante, che divide ciò che è da ciò che potrebbe essere. I quattro saggi si leggono d’un fiato, sono documentati in modo puntuale e fanno venire voglia di leggere più a fondo le opere citate, cogliendo quella pletora di spunti che radicano indissolubilmente la finzione utopica alla realtà.

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