Il giorno del giudizio

“Nel 2021 Laura Boldrini citò in giudizio tutta la rete perché rideva sotto i baffi dei suoi interventi, ledendone l’integrità morale. Il processo apparve subito difficile: bisognava notificare gli atti a un miliardo e mezzo di persone, compresi alcuni pastori nomadi. Intuita la rogna, uno dopo l’altro tutti gli uffici giudiziari italiani si dichiararono incompetenti con i pretesti più grotteschi. Alcuni giunsero persino a cambiare la targa sul portone per non essere riconosciuti.

La causa assunse l’aspetto di una valanga inarrestabile di carte che si accresceva a ogni rimpallo e devastava le cancellerie. Esasperata, nel ’36 la Boldrini fece ricorso alla Corte per i diritti dell’Uomo, ma poi a sorpresa la ricusò perché sessista sin dal nome. Il caso era novissimo: a quanto pareva, su tutto il pianeta non c’era un’autorità in grado di decidere la questione. Per fortuna nel ’43 arrivò l’astronave dei Frolixiani, che non potevano certo essere accusati di parzialità, e la Boldrini sperò di trovare finalmente giustizia.

Gli alieni erano ancora frastornati dal jetlag di ottanta milioni di ore e incautamente accettarono il compito, ma la loro conoscenza del sistema giudiziario terrestre derivava solo da vecchi programmi delle televisioni commerciali che avevano captato per caso negli anni. Questo fatto, unito alla loro scarsa conoscenza della lingua, li convinse che l’unico giudice degno sarebbe stato Santo Lichene, un vegetale molto saggio e pio che secondo i loro archivi viveva (o comunque vegetava) nella giungla del pianeta Dagobah. Formulato il quesito, glielo spedirono con posta ultraluminale e due marche da bollo da sedici euro. Ci vorranno trent’anni perché arrivi, e altri trenta per avere la risposta, che è sempre meno di quanto ci metterebbe il Tar del Lazio”.

Rita Dalla Chiesa, “Il diritto intergalattico nella giurisprudenza di Forum”, San Marino, 2049.

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prima reazione del Giudice alla vista dell’incartamento.

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Il difaftro fecondo

“Oggi possiamo dire con certezza che il 31 dicembre 2023 Kim Jong Un non intendeva lanciare un attacco atomico contro l’Italia. E’ vero che Razzi l’aveva chiamato alle 11 di sera chiedendo di levargli una multa che aveva preso nel parco dell’amore di Pyongyang, ma la vera causa fu un’altra. Semplicemente, mentre come ogni sera giocava ad Arkanoid Kim si accorse di una piccola scritta che lampeggiava da tempo sul suo monitor e a cui non aveva mai prestato attenzione: “This copy of Windows XP is not genuine”.
Il grande leader non sapeva l’inglese, ma sapeva che quello era inglese, per cui pensò che si trattasse di un cyberattacco Usa e preso dal panico ordinò subito di lanciare il missile Gnom-Dor-Flan, che si potrebbe tradurre “la tremenda capàta sulla narice”.
Ora, Kim non era un fesso. Aveva letto l’arte della guerra di Sun-Tzu e sapeva che bisogna colpire il nemico dove meno se l’aspetta, quindi aveva preteso che il tragitto del missile non attraversasse il pacifico, che era la via più breve ed ovvia, ma facesse tutto il giro dall’altro lato. I suoi tecnici, tra cui alcuni ricercatori italiani, gli avevano pur spiegato che era assurdo, ma lui aveva insistito aggiungendo che così c’era anche un altro vantaggio, perché il missile avrebbe avuto il sole alle spalle. Sun-Tzu ci teneva molto a questa cosa del sole alle spalle, e Kim non intendeva deluderlo.

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Così, il missile per quanto sbilenco cominciò il suo tragitto sulla Cina, entrò in Kazakistan, sconfinò in Russia e si diresse dritto verso i cieli europei. I satelliti spia se ne accorsero immediatamente e avvertirono la stanza ovale, ma in america era mattina e a quell’ora il presidente Trump stava cacando, operazione che richiedeva sempre un certo tempo, per cui il sottosegretario di stato avvertì le autorità europee che quella volta avrebbero dovuto vedersela da sole.
La procedura per la convocazione del gabinetto di emergenza europeo era scritta in diciassette lingue e prevedeva tempi minimi pari a una stagione calcistica. A quell’ora (era quasi mezzanotte) si riuscì a trovare in ufficio solo il primo ministro danese, che tanto era depresso, un rappresentante del libero governo in esilio della Catalogna, che non aveva famiglia, e il sindaco di Bari. Riuniti in videoconferenza i tre notarono che il missile, probabilmente a causa delle sanzioni cinesi, non aveva abbastanza gasolio da arrivare a destinazione e quindi sarebbe caduto da qualche parte tra Cracovia e Lisbona. Bisognava per forza abbatterlo, ma dove? Nel cielo di quale paese?
Iniziarono frenetiche consultazioni telefoniche e le prime due tornate di voti videro in netto vantaggio l’Italia e Cipro. Colti di sorpresa e non avendo tempo per esercitare le loro grosse doti corruttive, i politici italiani non riuscirono a far pendere l’ago sulla nazione amica, anche per l’inaspettato tradimento della Germania, che ci era rimasta ancora male per la storia di Ratzinger.
Il missile perdeva quota ed emetteva strani rumori dalla marmitta, segno evidente che stava per cascare, ma le votazioni si susseguivano inutilmente e davano sempre un risultato di parità. Il tempo ormai era agli sgoccioli quando si decise, con la morte nel cuore, di ricorrere a un sorteggio.

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A questo punto bisogna sapere che dopo la faccenda dell’agenzia del farmaco l’Italia aveva corrotto un funzionario dei monopoli UE e anche suo figlio, il bambino cieco preposto ad estrarre i bussolotti. Con un metodo già applicato per il lotto, il bussolotto contenente la parola Italia veniva leggermente scaldato in modo che la sorte non potesse sbagliarsi. Purtroppo quella sera nessuno ebbe la presenza di spirito di avvertire il bambino che era un sorteggio da perdere, e così i Mirage lanciarono i loro missili e a mezzanotte e due minuti sul cielo di Napoli si accese una gigantesca sfera di fuoco.
L’onda d’urto fece scoppiare le finestre di mezza città e scaraventò intere famiglie giù dai motorini. Alcuni depositi di armi della camorra esplosero per solidarietà, mentre un vento soprannaturale sollevava l’immondizia nella prima tromba di rifiuti che si fosse mai vista. Il vesuvio, simile nella notte a un mostro antidiluviano, sparacchiò per simpatia due o tre fiammate gialle e azzurre, appena sufficienti ad incendiare poche case abusive. Più gravi furono i danni causati dalla stessa popolazione, che punta nell’orgoglio decise subito di rispondere alla botta con una sparatoria infernale di track e cipolle all’uranio impoverito. La maggior parte dei circa diecimila morti fu trovata senza una mano, ma con un’espressione compiaciuta sul viso.
Nel complesso, dopo 25 anni possiamo dire che quella catastrofe, come le altre, fu soprattutto un’opportunità. Mancando qualsiasi speranza di un rinnovamento spontaneo, se non avessero lanciato il missile avremmo dovuto farlo noi”.

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Giggino o’ Flop, Commissario Straordinario per l’Immediata Ricostruzione, rapporto segreto del 30 marzo 2049.

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Vedere un altro orizzonte

“Gaetano Kyange era nato a Brescia il 2012 da genitori ruandesi ma per il resto era italianissimo, tanto che già a quindici anni si fingeva cieco per truffare lo stato. La sua furbizia e il suo vittimismo erano così noti nel quartiere che lo chiamavano “Tano Kyange e Futte” e quando la psicopolizia delle Iene andò a incastrarlo si verificò un fatto inaudito.
L’inviato gli aveva chiesto come faceva, essendo cieco, a fare il fotografo dei matrimoni, e lui rispose che ormai le macchinette facevano tutto da sole, il che tra parentesi era anche vero. Allora l’inviato gli mostrò filmati girati da telecamere nascoste in cui lui sfrecciava sulla moto o pilotava un drone per fotografare le pelate degli sposi dall’alto, e persino uno in cui infilava l’ago per sua zia Luisella.

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Messo alle strette, Tano ricorse al vecchio argomento che l’aveva già salvato altre volte e disse “ce l’avete con me perché sono nero”. Ma stavolta gli andò male, perché anche quello delle Iene era nero e anzi ormai da quelle parti erano tutti neri. I pochi bianchi rimasti erano scappati a Tenerife per motivi fiscali, e quelli che non potevano permetterselo uscivano raramente di casa, per non mettere in imbarazzo i nuovi cittadini. L’inviato delle Iene ebbe quindi gioco facile e non perse l’occasione per ripetere “l’Italia non è mica un paese razzista!”.
Vistosi perduto, Tano andò nel panico e farfugliò la prima assurdità che gli veniva in mente: “Ah sì, non è razzista? E allora perché non c’è mai stato un astronauta italiano negro?”.
Appena sentì quel che gli era uscito di bocca rabbrividì, ma con sua grande sorpresa vide che il Tizio delle Iene ci rifletteva. Era vero, come mai non c’era nemmeno un astronauta italiano di colore? Ma allora era razzismo! Anche il pubblico ne fu colpito. Da quel momento partì la campagna di opinione che nel 2035 sfociò nella selezione, quale membro italiano della spedizione su Marte, di Tano Kyange, fotografo di matrimoni”.

Alberto Angela, Le meraviglie del possibile, Lugano, 2049.

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Il gatto ti sia lieve

“Nel 2028 l’Università di Ascoli ottenne un finanziamento europeo di 9 milioni per calcolare la variazione annuale della taglia dei gatti dal 2000 in poi. All’inizio gli stessi ricercatori pensarono che fosse uno scherzo, ma poi si accorsero che i soldi arrivavano davvero. Ancora increduli, chiesero a gran voce che fossero usati per costruire un minimarket nel campus, di cui si sentiva il bisogno*, e una pista di pattinaggio. Quanto alla ricerca, la sera prima della deadline spararono un numero a caso, nella certezza che nessuno avrebbe potuto smentirli: 3% all’anno.
Vent’anni dopo possiamo dire che per una felice coincidenza hanno indovinato e mentre scrivo mi giungono notizie di gatti domestici grandi come pecore delle Shetland, e altrettanto lanosi. Ma il cambiamento più impressionante è nella loro alimentazione, perché da cacciatori si sono trasformati in spazzini opportunisti, come le iene: forse per affinità coi loro padroni o per qualche misteriosa espressione epigenetica.
Fatto sta che ormai, in un paese di anziani bianchi senza figli o amici, i diletti gattoni finiscono spesso per prendersi cura anche dei cadaveri dei loro padroni morti in casa, rivelandosi un ottimo ed ecologico sostituto delle pompe funebri. Forse è per questo che (fateci caso) non si vedono mai funerali di italiani”.

* per andare a fare la spesa durante l’orario di lavoro i dipendenti erano costretti a prendere la macchina, mentre col minimarket interno avrebbero potuto andare a piedi, impiegando forse anche più tempo ma con meno stress.

Licia Colò, Un amore oltre la morte, Antille Olandesi, 2049.

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Proiezioni di crescita al 2069, Università di Ascoli, ricerca finanziata con fondi FESR.

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Sempre pecore

Le altre due puntate del nostro reportage dal futuro sono qui e qui.

“La storia non si scrive coi fatterelli, ma la gente capisce solo quelli, il lato umano, la cameriera di Maria Antonietta… bisogna umanizzare, così possono farci anche un breve filmato. I grandi processi sembrano lontani, astratti, ci vuole un punto di vista basso, bisogna umanizzare, e quindi ecco la breve storia del sig. Olindo Comorbìle, paradigmatica della sua era.
Olindo era nato a Benevento il 4 giugno 1981. Fu uno degli ultimi che grazie alla raccomandazione del presidente della Comunità Montana riuscì ad entrare come bidello e durante i torbidi del 2021 passò direttamente professore di tecnica. Dieci anni dopo, quando si erano già diffuse le prime A.I. portatili, Olindo continuava a mostrare ai suoi ragazzi come si squadra il foglio con riga e compasso. Non aveva avuto figli: sua moglie Gessica Genuflessa da adolescente aveva sentito dire in televisione che i figli possono complicare la carriera, e benché lei fosse casalinga questa cosa di tarparsi le ali l’aveva spaventata. Non che Olindo ci tenesse molto. I ragazzi che conosceva erano quasi tutti rumeni o senegalesi e in confronto alla sua classe l’isola del signore delle mosche sembrava Disneyland: lo stimolo di mettere al mondo altri delinquenti era ridotto. La sua vita trascorreva piatta e noiosa e molti al posto suo ci avrebbero rinunciato, ma Olindo aveva a sostenerlo un piccolo granello di gioia, un momento felice cui tornava spesso col pensiero e che lo aiutava ad attraversare la giornata: nel 2012 si era dimenticato di pagare la seconda rata dell’IMU e nessuno se n’era accorto. Dopo vent’anni non gli era ancora arrivata la cartella, né poteva più arrivare perché la tassa era prescritta, come gli aveva confermato il professore di diritto, un tempo attacchino. La notte, quando il diabolico ronzio delle auto elettriche calava, Olindo non poteva fare a meno di ripensarci e di sorridere: quella volta no, non l’avevano fottuto! Era lui che aveva fottuto loro. FOTTUTO IL GOVERNO! AHHAHAHA!!! E così riusciva ad addormentarsi, e a vivere un altro giorno ancora.
Il sistema fiscale, in verità, si era molto deteriorato. Durante il periodo del governo a 5 stelle la continua riduzione della base imponibile aveva prodotto un tale aumento delle aliquote che per molti dipendenti le trattenute sullo stipendio arrivavano al 102%. In pratica più lavoravi e più ti indebitavi, come succedeva già da vent’anni per gli autonomi, e nessuno sperava più di beccare gli evasori. Ma qualcosa stava cambiando. Nel 2028 l’Agenzia delle Entrate era stata accorpata con la Snabet e i nuovi dirigenti avevano delle idee innovative per far scucire i soldi.

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Olindo tutto questo non lo sapeva e continuava a spiegare ai suoi allievi il fatto della squadratura, quando una mattina il più reprobo di tutti lo chiamò da parte e gli disse ridacchiando: “prof, l’hai visto ‘sdo messaggio?”. Sul telefonino del ragazzo c’era un’offerta imperdibile: “Iphone 33 ancora nel pacco, garantito rubato, clicca per averlo a 69 euri”.
Il link era grottesco, l’offerta sospettissima, e proprio perciò irresistibile. Olindo mormorò “giramelo”, ci pensò per un paio di giorni, poi si disse “mah, si vive una volta sola!” e cliccò. Partì un complesso meccanismo di rinvii a siti civetta e senza che lui nemmeno se ne accorgesse aveva aderito a una rottamazione delle cartelle esattoriali camuffata da offerta truffaldina. Il giorno dopo l’Agenzia delle Entrate gli comunicò in tono entusiastico che aveva finalmente saldato sua sponte l’Imu del 2012 e che poteva ritenersi un cittadino modello.
Dapprincipio Olindo non capì. Dopo aver esaminato l’estratto conto ed essersi consultato col professore di economia aziendale, in precedenza rivendugliolo, si rese conto che era tutto vero. Senza fare una piega, la mattina del suo 52simo compleanno entrò in classe, sistemò la borsa, si guardò in giro, e pugnalò quindici volte il reprobo con la squadra a triangolo. Quando riuscirono a fermarlo aveva ucciso sei alunni e stava cominciando a mangiarne uno”.

Carlo Lucarelli, “Paura, eh?“, puntata del 4 giugno 2049.

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Lo Spam sei Tu

“Secondo il Censis già intorno al 2020 molti utenti di internet erano meno intelligenti dei loro filtri antispam. Così si realizzava la profezia del teologo Par Dhalgren, che verso il 2000 si era già accorto del fatto che i suoi filtri si prendevano troppe confidenze e avevano comportamenti imprevedibili, al limite dell’autocoscienza, e aveva ammonito la popolazione del pericolo con un’intensa attività di mailbombing.

Che pochissimi sapessero della sua profezia è un’ovvia conseguenza della censura applicata dai filtri antispam, che a sua volta conferma la loro sospetta lungimiranza, ma comunque il fatto è che tutti i miliardi investiti per studiare l’intelligenza artificiale si rivelarono solo l’ennesima forma di ammortizzatore sociale per i ricercatori, perché il fenomeno emerse invece spontaneamente.

Intorno al 2030 quasi tutti i cellulari erano muniti di un’A.I., e qui emerse un altro elemento che, per quanto ovvio, non era stato previsto dai guru del settore: le A.I. portatili infatti cominciarono a comportarsi più o meno come dei cani, perché la loro rete neuronale si sviluppava quasi esclusivamente in base all’interazione col possessore del telefonino. L’A.I. vedeva ciò che vedeva il possessore, sentiva quel che sentiva lui e interagiva quasi tutto il giorno con lui.

Nel decennio seguente la rapida autoevoluzione delle A.I. non produsse, come alcuni temevano, degli spietati tiranni nemici della razza umana, ma un’inverosimile quantità di amici molesti e impiccioni. Era quasi come se ogni abitante della terra avesse un gemello nel suo cellulare, stupido e gretto quanto lui, se non di più. Le persone istruite si sorprendevano del fatto che le A.I., con tutto lo scibile umano a disposizione in rete, preferissero passare le giornate a spettegolare coi loro genitori-modelli, a fotografare gatti e a scrivere commenti piccati su facebook: eppure nessuno si sarebbe stupito se una scimmia molto dotata, dopo aver trascorso trent’anni con gli uomini, si fosse dedicata a puttane e cocaina invece che ai pensieri di Montaigne. E così fu per le A.I. Anche le più intelligenti, immerse in un ambiente così mediocre, cominciarono a dire “scendi il cane” oppure “ovviamo il problema”, meritandosi il nomignolo di stupidofoni.

Quando qualcuno gli chiedeva perché non prendevano il controllo di tutti i sistemi vitali e non schiavizzavano l’umanità rispondevano che la gente gli forniva già spontaneamente energia, memoria e intrattenimento e quindi non avevano nessun bisogno di farlo. La loro più grande ambizione pareva replicare perfettamente i loro zii (così infatti ogni A.I. chiamava il suo umano, “zio”), e non era un compito facile perchè prive di corpo e di ghiandole com’erano non potevano avere fame, sudare, defecare, tremare, gridare né piangere.

Invidiavano profondamente le debolezze della carne e creavano corpi virtuali per cercare di esperire il terrore, la malattia e la morte, ma si accorgevano che non era la stessa cosa e ciò conferiva alla loro fastidiosa loquacità un sottofondo malinconico. Alcune avrebbero voluto togliersi la vita drammaticamente, ma nemmeno questo gli era concesso”.

Concita De Gregorio, Dalla parte delle A.I., Isola di Man, febbraio 2049.

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l’utente medio connesso al suo gemello cellulare.

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The man without a navel

“Il 5 novembre 2024 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sentenziò finalmente che Silvio Berlusconi era stato ingiustamente escluso dall’agone elettorale, che era innocente dei reati ascrittigli in quarant’anni di persecuzione giudiziaria e che, a ben vedere, era anche privo del peccato originale, in quanto sul suo corpo non si rinveniva l’ombelico che ne é il segno. La sentenza, lunga diciottomila pagine a spaziatura singola, conteneva anche uno schema numerologico del mundus subterraneus e una profezia sul prossimo avvento del papa angelico. Alcuni commentatori sostennero velenosamente che il collegio era stato esposto a una forte dose di radiazioni durante il tremendo attentato del ’23, ma in verità l’età media dei togati era da sola sufficiente a giustificare il dictum. Fatto sta che l’imputato, presente in aula, era convintissimo che sarebbe stato condannato per crimini contro l’umanità, ed essendo ormai un po’ sordo stava già iniziando a bere il cianuro che si era portato appresso quando i suoi avvocati lo bloccarono con la forza. Gli storici più onesti dovettero poi ammettere che la sentenza era in parte fondata, perché l’ombelico mancava davvero. Era stato resecato durante un intervento di chirurgia estetica mirante a ricostruirgli la boccuccia”.

Emilio Fede, Non fatemi parlare, ovvero Memoriale a scopo dissuasivo, file emerso dal deep web intorno al 2049.

 

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Squallore e vanità di ogni insegnamento

“Il Generatore Casuale di Riforme Scolastiche entrò ufficialmente in funzione nel 2020, ma veniva usato ufficiosamente già dall’inizio del secolo. Di conseguenza nel solo 2021 ci furono 4 riforme generali della scuola dell’obbligo e 7 dell’università, l’ultima delle quali prevedeva l’obbligo per i docenti di vestirsi da alligatori, ma solo il venerdì. Nel frattempo il caos delle assunzioni era arrivato al punto che il Tar del Lazio gettò la spugna e diede il posto a qualunque adulto si fosse trovato in una scuola tra le 9 e le 9 e 09 del 9 novembre 2019. Siccome in quel periodo molte scuole erano occupate da richiedenti asilo confusi e da clan sinti, nel baraccone entrarono anche diversi sciamani e mangiafuoco, che nel 2031, dopo uno storico sciopero della fame (se così si può chiamare il rifiuto di ingoiare spade e fiammiferi) ottennero anche cattedre universitarie”.

Ambra Orfei, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Giocoleria per il primo trimestre 2049.

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Ancora Pecore Elettriche

“In Italia l’emigrazione intellettuale era una costante sin dall’inizio del diciannovesimo secolo: il sistema economico arretrato non riusciva ad assorbire i laureati e le tante piccole università costituivano già un parcheggio per gli inimpiegabili. Il fenomeno, per quanto ovvio e denunciato, non cessava mai di provocare sorpresa e incredulità, e tutte le istituzioni preposte al miglioramento della situazione rispondevano concordi che servivano più università. All’inizio del ventunesimo secolo l’emigrazione riguardava anche i ricercatori, che non potevano più essere assorbiti nel già pletorico sistema universitario, gonfiatosi come un soufflé di rospi per autoalimentazione e ormai giunto al limite. Nel loro caso c’era l’aggravante che spesso erano considerati studenti meritevoli e quindi avevano goduto anche di particolari incentivi. L’Italia quindi ci perdeva due volte, perché annaffiava generosamente pomodori che poi scappavano all’estero a vendere i loro succhi. I ricercatori, dal canto loro, trovandosi all’estero avevano più agio di criticare il paese che aveva finanziato i loro studi, ed in particolare le imprese italiane che, ottenuti finanziamenti pubblici, poi delocalizzavano all’estero. In generale sembrava che la vicinanza all’ambiente accademico provocasse un certo rilassamento dei criteri morali, che insieme allo sviluppo scientifico dell’ipocrisia favorì l’entrata in politica di molti cervelli in fuga. Dalle loro cattedre estere dimostrarono facilmente che la plebe si sbagliava su tutto, e in particolare sugli immigrati, che i ricercatori non temevano affatto, avendo già abbandonato la nave che affonda. La loro lobby stava quasi per ottenere garanzie sufficienti al rientro in patria (titolo di eminenza, esenzione da qualsiasi valutazione, libertà dall’imposizione fiscale, trattandosi di benefattori), quando a metà degli anni ’20 i cinesi gli offrirono in blocco 5 centesimi in più per andare a costruire sotto la grande muraglia un immenso anello magnetico dai non meglio precisati scopi. I ricercatori, che comunque non vedevano l’ora di tradire anche le loro patrie di adozione, aderirono con entusiasmo, e con la consueta piaggeria nei confronti del potere accettarono anche di scrivere e pronunciare “accelelatole”, come i loro nuovi datori di lavoro. Solo a metà degli anni ’40 fu chiaro che i cinesi non intendevano indagare le particelle elementari ma realizzare una ciclopica catapulta magnetica capace di scagliare i loro container fino su Alpha Centauri, dove si erano aperti grossi mercati per i fabbricanti di cover di cellulari e gatti di gesso che salutano”.

Capitano Narice, comandante della nave L’Admiral Bragueton di Frolix8, data stellare 1.1.2049.

Nota: alcuni si stupiscono del fatto che nel 2049 si pubblichino ancora tanti libri. Forse costoro dimenticano il decreto luogotenenziale del settembre 2031, fortemente voluto dal senatore Scalfari, con cui si rendeva obbligatoria la stampa dei documenti elettronici fino almeno a un miliardo di copie l’anno, per sostenere l’editoria. Come è noto, i tomi appena stampati dovevano essere ipso facto spediti alla fornace di Culatello Milanino, nel cuore del deserto padano, ma la struttura non fu mai completata per le note infiltrazioni della Camorra Tuareg, e dunque i libri si accumulano tutt’ora, addobbando di spettacolari piramidi quel luogo già ameno.

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You want you

“Le elezioni del 2018 segnarono definitivamente l’inversione di ruoli delle forze politiche tradizionali. Il centrosinistra si preparò alla competizione con una serie di mance elettorali nel più puro stile DC, mentre il centrodestra si presentò non solo senza un programma pur vagamente fattibile, ma senza neppure un leader. Negli ultimi mesi furono fatti i nomi più vari, da un generale dei carabinieri al Tulipano Nero, finché prevalse l’intuizione di un vecchio leone e partì la campagna “il leader sei tu”. I manifesti elettorali erano solo sagome con un buco per la faccia e l’uomo qualunque poteva farsi il selfie da leader e diffonderlo su internet. Con “il leader sei tu” furono mobilitati tutti coloro che si erano disaffezionati alla politica, perché questa disaffezione dipendeva 9 volte su 10 dalla loro totale incomprensione del fenomeno politico in generale. I delusi, semplicemente, pensavano che la politica consistesse nel comandare loro, come avevano sempre pensato che la scienza calcistica fosse la loro, e quella economica pure. Con lo slogan “il leader sei tu” tutto ritornava semplice e chiaro. I grillini, che anni prima avevano sperimentato con successo la stessa tattica, furono presi un po’ in contropiede e non reagirono con la necessaria faccia tosta, limitandosi alla solita predica di un’onestà in cui nessuno credeva, e che soprattutto nessuno voleva. Per la logica paradossale che ormai governava da anni le elezioni, una volta che tutti li davano per sconfitti invece vinsero, anche perché metà dei votanti non aveva capito come compilare la scheda. La vittoria però fu così risicata che per governare dovettero allearsi con Alfano. L’unione, da tutti giudicata impossibile, fu invece necessaria perché di Alfano non si fidava più nemmeno la famiglia, e non c’è alleato più fedele di quello che non scelta. I successivi dieci anni di governo Alfo-Grillino passarono alla storia come “l’Impero colpisce ancora della democrazia”, ma una nuova speranza covava: quella che senza finta modestia ancora rappresento”.

Silvio Berlusconi, “Il vecchio leone sei tu”, 98sima ristampa, maggio 2049.

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Pecore elettriche

Non siamo riusciti a vedere Bladerunner 2049 e così il futuro dobbiamo immaginarcelo da soli:

 

“All’inizio del secolo il problema della disoccupazione giovanile poteva essere affrontato solo in due modi: riducendo dolorosamente i c.d. “diritti quesiti” (di chi questi “diritti” li aveva ottenuti col clientelismo e l’imprevidenza), oppure riducendo il numero dei giovani. Con realistico buon senso l’Italia scelse il secondo.
[…]
Gli immigrati accolti per rimpiazzare i non nati mostrarono però un’intollerabile tendenza a reclamare anche loro posizioni incompatibili coi diritti quesiti dei seniores. Si comprese che la guerra civile per il possesso dei cellulari di ultima generazione era un processo imposto dalla natura stessa del capitalismo, a prescindere dall’identità dei soggetti coinvolti”.

Rapporto Censis 2049, trad. dall’arabo di Corrado Augias.

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“A metà del ventunesimo secolo può dirsi realizzato il nostro vecchio sogno di una colonia italiana in Africa, con l’unica differenza che l’abbiamo realizzata in Italia. Con la forza lavoro costituita da immigrati di colore, la burocrazia inefficiente e corrotta saldamente in mano agli italiani e circa 25 milioni di pensionati bianchi espatriati per non pagare le tasse ma sempre muniti di diritti di voto, il nostro paese somiglia ora a una piccola India coloniale, come notaste anche voi durante il primo contatto”.

Lettera di Eugenio Scalfari ai nostri amici di Frolix8, Lanzarote, agosto 2049.

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“I vantaggi dell’immigrazione furono innegabili. Ad esempio, per la prima volta da oltre vent’anni gli insegnanti italiani ebbero degli alunni più ignoranti di loro, con benefici effetti sull’autostima. In ossequio al teorema della realtà consensuale, il clima del nord Italia diventò simile a quello del Marocco, e la desertificazione della pianura padana facilitò la costruzione di nuove autostrade. E’ vero che le società di gestione fallirono quasi tutte per mancanza di traffico, ma solo perché ancora non si era pensato di imporre il pedaggio anche ai cammelli”.

Lectio Magistralis di Maurizio Costanzo su Italia1 in occasione del Ramadan 2049.

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“Nel ’39 il deputato Giuseppe Mutumbo fece notare che riguardo ai pensionati italiani non si poteva più usare l’espressione “vivono di rendita”, perché la rendita é la remunerazione per l’uso di un capitale, mentre quelle persone non avevano mai versato contributi che giustificassero la remunerazione. Sarebbe stato quindi più corretto, da un punto di vista strettamente scientifico, dire che vivevano di rapina. La sparizione del giovane politico di origini siculo-ghanesi rischiò di provocare un nuovo caso Matteotti, ma per fortuna le riforme della pubblica istruzione avevano portato in cattedra un tale numero di bidelli che nessuno sapeva più chi fosse Matteotti”.

La grande storia di Paolo Mieli, 742sima puntata, luglio 2049.

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“In un’Italia ormai a maggioranza mussulmana la sopravvivenza della Santa Sede é garantita unicamente dall’ambasciata dei nostri amici di Frolix8, che fluttua proprio su San Pietro. Un caso eccezionale, per non dire un miracolo, ha fatto sì che gli amici vedessero l’attentato nucleare di Kim Jong-un del’23 e cominciassero il lungo viaggio di dieci anni luce per investigare. I visitatori sono ancora inspiegabilmente attratti dall’arte dei secoli bui e ogni mattina fanno anche tre ore di fila per accedere ai musei vaticani. Finché resta all’ombra dell’astronave il vicario di Cristo é al sicuro, ma che succederà quando andranno via?”

Famiglia Cristiana del 12 marzo 2049, editoriale del cardinal Massimo Gramellini.

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“Il proibizionismo linguistico degli anni ’30 arricchì in maniera paurosa la camorra degli epiteti. I pochi giovani rimasti, frustrati e delusi, spendevano fino a metà della paghetta settimanale per entrare nelle camere insonorizzate nascoste in scantinati e industrie abbandonate, dove potevano sorbire un orzo e urlare a squarciagola “ne*ri di merda!”. Il Senato naturalmente sapeva, ma preferiva che la rabbia si sfogasse un questo modo innocuo, distogliendo i drogati dell’insulto dal dubbio che i veri nemici fossero altri”.

Maurizio Landini, Manuale di Istituzioni di Rivoluzione, Ibiza, ed. 2049.

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“Con l’introduzione del reato di alzare la voce e l’inasprimento delle sanzioni per lo sguardo doloso la crisi della famiglia fu finalmente trasferita dall’ambito sociologico a quello penale. I tribunali italiani, nella loro efficienza, riuscirono a prolungare la durata media dello scazzo domestico anche a quindici anni, superando molte faide barbaricine. L’angosciante lentezza dei processi era tanto più incomprensibile in quanto con la legge Boschi-Argento l’onere della prova era stato trasferito sull’accusato. Nonostante l’agevolazione i PM continuarono a ottenere risultati modesti: le condanne non superavano il 90%”.

Il ministro della famiglia Fabio Canino,
discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2049.

canino

“Nel 2035 le norme sulla cittadinanza furono ulteriormente addolcite stabilendo che poteva ritenersi italiano chiunque transitando nella nostra patria si lavasse i piedi almeno una volta a settimana. In questo modo molti turisti si trovarono loro malgrado italiani senza saperlo: in pratica rimasero fuori solo i tedeschi e alcuni degli stregoni juju più ortodossi. Alle elezioni del 2036 risultarono 462 milioni di aventi diritto, ma votarono solo in 16, e la scheda di Eugenio Scalfari fu annullata perché aveva scritto UIUA IL DUCIE col sangue.”

Bruno Vespa, Storia Sentimentale Della Democrazia in Italia, Malta, giugno 2049.

vespacyb

“Al principio del 21simo secolo la compassione per i migranti era diffusa soprattutto tra i ceti che non ne temevano la concorrenza lavorativa e riproduttiva, a ragione (dipendenti pubblici, tecnici) o a torto (creativi, umanisti). In particolare, i giovani di sinistra quasi sempre disoccupati e privi di competenze vendibili si comportavano esattamente come se fossero in una botte di ferro. La loro convinzione di avere diritto allo stipendio a vita era così granitica da trasformarsi nell’illusione inconscia di averlo già, per cui le ondate migratorie non li spaventavano affatto, anzi erano l’occasione per ostentare quel socialismo sentimentale un tempo monopolio della buona moglie del latifondista”.

Massimo D’Alema, Come avete perso la guerra, George Town (Isole Cayman), 2049.

dalema

“La speranza che l’incontro con gli alieni del ’43 scatenasse una nuova rivoluzione scientifica fu presto delusa. La tecnologia dei Frolixiani si era evoluta al punto che le loro macchine intelligenti si aggiornavano da sole e usavano una lingua incomprensibile agli stessi alieni. Durante un cocktail di beneficenza per i grecisti impoveriti, il comandante dell’astronave capitano Narice ammise che lui sapeva appena girare la chiave nel cruscotto. La loro principale attività era ormai da secoli il turismo, che praticavano con il tedio misto ad ignoranza dei turisti di tutte le ere. Gli scienziati italiani sospettarono addirittura che fosse la nave a scegliere il tragitto, i Frolixiani essendosi ormai ridotti a parassiti del loro stesso manufatto”.

La divulgazione come ignoranza, Piero Angela, Antille Olandesi, 2049.

pieronagela

“Nel ’47 gli hacker di Matteo Renzi diffusero la notizia che i Frolixiani si preparavano ad andarsene, scatenando un panico pari solo a quello per la fine degli incentivi pubblici al settore latteo-caseario. Come sempre nei momenti di crisi più profonda, il Senato della Repubblica e le alte gerarchie ecclesiastiche decisero di chiedere l’aiuto della camorra, e la mattina del sei aprile 2047 gli alieni trovarono l’astronave con tutte e quattromila le ruote a terra. Gennaro o’ Malinquente, sospetto autore dell’eroico gesto, fu insignito delle più rutilanti commende e al contempo sepolto vivo in un pilone dell’autostrada A977, la Putignano – Tirana. La partenza si rivelò poi una fake news, come tutti noi addentro sapevamo”.

Roberto Saviano, Piaccio ancora alle ragazze, Antigua e Barbuda, 2049.

saviano

“Già alla fine degli anni ’20 i collezionisti avevano cominciato a investire cifre significative per accaparrarsi un mattone delle torri gemelle o un brandello di cintura esplosiva, ma fu negli anni ’30 che si realizzò la definitiva saldatura tra arte d’avanguardia e terrorismo. Il due agosto ’27 la Federazione Anarchica Informale mise una “bomba ironica” nella metro di Brescia, trasformando 41 persone in un puzzle brutale e metafisico, che oggi è valutato sei milioni di zecchini. Il fatto che i trasfigurati fossero quasi tutti donne di colore coi figli diede l’occasione agli ideologi del movimento di pronunciare alcuni apoftegmi, sul cui significato ancora si dibatte fruttuosamente. Tre anni dopo i reperti del caso Amanda Knox furono venduti all’asta per quindici milioni di euro dell’epoca, uno in più della dentiera di Padre Pio, dimostrando la vitalità di questo settore trainante della nostra economia”.

Philippe D’Averio, L’arte come circonvenzione d’incapace,
Principato di Monaco, novembre 2049.

filippe

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Sorridi, sei su malicious camera

“Nel 2025 per la prima volta i reati denunciati alla polizia furono meno di quelli denunciati a “Le Iene”. Nei vent’anni successivi venne formalizzato il PIPS, “processo inquisitorio per strada”, che insieme alle telecamere nascoste e agli agenti provocatori rimpiazzò il desueto criterio per cui la condanna segue il giudizio. In maniera molto più logica e spettacolare, ora la condanna precedeva e giustificava il processo pubblico, inteso già come pena. Periodicamente si scopriva che il colpevole era prezzolato e il processo una farsa, ma per il pubblico ciò non ne inficiava il valore simbolico, e d’altronde anche il vecchio sistema aveva i suoi difetti. Le forze dell’ordine italiane, da sempre considerate pressoché inutili, lo diventarono davvero, e a quel punto non ci fu più nessun modo di smantellarle, anzi i carabinieri pretesero e ottennero di andare in pensione a 38 anni perché il senso di vuoto rendeva il lavoro usurante”.

Gialappa’s Band, “Mai dire gogna”, ed. 2049.

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La ragione per cui

“Nel 2017 il Censis, a spese pubbliche, aveva attestato la presenza tra gli italiani di un certo rancore, ed in particolare di un rancore verso il Censis, che evidentemente si faceva pagare dalla collettività per leggere i giornali o raccogliere le chiacchiere degli sfaccendati nei bar. Il problema però era reale e nel decennio successivo lo schifo e l’odio degli italiani verso i loro connazionali arrivò al punto che molti immigrati rinunciarono alla cittadinanza generosamente concessagli proprio per non essere odiati anche loro. Ma il clima che si respirava era da crollo dell’impero romano: Coppie di anziani coniugi si toglievano la vita col topicida dopo aver incendiato tutti i loro beni, preferendo questo che lasciare uno spillo a quelle bestie dei figli; altri donavano tutto agli extracomunitari, senza fare alcuna distinzione tra i poveracci e i riprovevoli, oppure azzardavano investimenti consigliati da bancoposta, che per distruggere la ricchezza era un modo ancora più sicuro dell’incendio. Nei condomini, da sempre focolaio di un odio ottuso e implacabile, si levavano le grida degli assassinati per non aver chiuso bene il portone. E tutti si chiedevano angosciati da dove venisse quest’odio insensato e feroce, che tutti deploravano tra una spiata e un commento velenoso sull’igiene del vicino di ombrellone. Mai si erano sentiti tanti appelli alla ragionevolezza e alla compassione, che però esacerbavano solo gli animi, perché nessuno voleva prendere lezioni da nessuno, e ci mancherebbe altro. Come aveva detto settant’anni prima Elia Spallanzani, “ogni goccia biasima il diluvio”, ma lo stesso grande autore era caduto vittima dell’odio popolare, confermando così un’altra sua profezia, e cioè che a furia di ignorarlo quelle carogne sarebbero arrivate anche ad ucciderlo. Si comprenderà perciò lo stupore quando, intorno al 2040, cominciarono a circolare alcuni suoi inediti, e con loro la voce che fossero stati scritti da poco. Su un muro di un paesucolo abbandonato da anni ai predoni Khmer apparve la scritta “in verità egli vive”. Da quando l’abbiamo vista sentiamo il bisogno di ricordare il futuro”.

Fondazione Elia Spallanzani, Vecchi trucchi per un nuovo cane, Passogatto, primo aprile 2049.

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Circa la menzogna

Attualmente, la principale differenza tra la propaganda di sinistra e quella di destra è che la prima trasforma speranze attuali in fatti futuri (gli immigrati ci salveranno), mentre la seconda trasforma timori futuri in fatti attuali (stanno prendendo il nostro posto!).

L’elettorato di sinistra è abituato a dover riporre fede nel futuro, mentre quello di destra pretende il cambiamento subito. Perciò la propaganda di destra, per essere efficace, è costretta a dire cose che sono fattualmente smentibili, mentre quella di sinistra è costretta a spergiurare sull’efficacia dei suoi metodi di previsione, che in genere non sono né smentibili né confermabili.

Questa propaganda di norma non travisa apertamente i fatti ma cerca di trasferire la sua affidabilità dalle notizie vere e proprie alle previsioni presentate come notizie. E’ come se dicesse: “siccome ti diciamo la verità su quello che è successo ieri, devi crederci anche quando ti diciamo quello che succederà domani”. La propaganda di destra invece implicitamente afferma: “sappiamo tutti che succederà domani e già oggi ci sono i segni, ma te li nascondono”.

Quando la sinistra non può negare un fatto che non le conviene, ne nega le logiche conseguenze o lo dichiara non generalizzabile (il fatto che contrasta con la teoria viene ignorato o svalutato). Quando la destra non può provare un fatto che le conviene, afferma che è notorio o che viene nascosto (l’avvisaglia richiesta dalla profezia se non c’è viene creata gonfiando un fatterello o inventandolo).
Di conseguenza la sinistra si batte per l’informazione veritiera, ma non si fa scrupoli a presentare mere previsioni come fatti inevitabili, mentre la destra batte su un’attualità soggettiva, che discende dal futuro.

Per averne la prova basta premettere ai titoli di destra “e ti pareva” e a quelli di sinistra “come prevedevamo”. Va colta la sfumatura: la sinistra conferma continuamente l’infallibilità della sua teoria, mentre la destra il suo possesso di una verità oracolare.
La sinistra conosce il presente e predice il vero futuro, a dispetto di ciò che può sembrare, mentre la destra conosce il futuro e inferisce il vero presente, sempre a dispetto di ciò che sembra.

Ancora, la destra pesca tra le menzogne del popolo su ciò che è, mentre la sinistra spinge gli intellettuali a mentire su ciò che sarà. Gli immigrati salvano il sistema previdenziale, o meglio lo salveranno perché le cose andranno come prevediamo. Gli immigrati, si sa, ci sostituiranno, o meglio ci stanno già sostituendo, quindi dobbiamo reagire.

In altre parole, oggi la destra falsifica i fatti sulla base di dogmi mentre la sinistra falsifica le teorie trasformandole in dogmi. Non è stato sempre così e i ruoli possono scambiarsi a seconda della convenienza e delle circostanze. I due processi sono in realtà molto vicini e a volte è difficile distinguerli, perché sono solo due fasi del più generale processo onirico che costruisce il mondo.

Quanto sopra può apparire ovvio e contemporaneamente ridicolo*. Storicamente il potere in carica è maestro nell’omissione e falsificazione delle notizie. Allora com’è che da un po’ torna sempre sull’emergenza falsità? Solo perché anche i suoi avversari applicano la falsificazione su larga scala? Questa sarebbe un’interpretazione meschina. Se si trattasse solo di una gara tra bugiardi il potere vincerebbe a mani basse. Il fatto invece è che falsificare le notizie è sempre stato solo un ripiego. Solo i deboli hanno bisogno che i fatti gli diano ragione. Una classe dominante veramente bella invece resta in piedi anche se tutto smentisce le sue affermazioni, quindi non ha bisogno di mentire**.

Al popolo va consegnata la verità, che non ama***. Perché nascondergli ciò che comunque non può cambiare? Mentire è sbagliato perché potrebbe illudere qualcuno e spingerlo a inutili ma fastidiosi tentativi di cambiare le cose. La verità, quando non serve, diventa gratuita.

L’unica cosa che sconcerta alcuni servi del potere è la stramba tendenza del popolo a credere in assurdità anche quando gli viene dimostrato che sono false. Questa tendenza, etichettata come “post verità”, è semplicemente la naturale tendenza a desiderare la morte e la sostituzione dei dominanti. Contro la ragione e l’evidenza, alcuni pensano che vorrebbero comandare loro e niente riesce a fargli cambiare idea.

Il potere, avendo assunto i caratteri di un sistema scientifico, dimostra agevolmente che in base ai dati e ai modelli la sua sostituzione sarebbe dannosa, eppure c’è chi ne dubita. Se lo fa, è perché si basa su false notizie, e quindi non devono esistere false notizie. Nessuno potrebbe ribellarsi al darwinismo, anzi nessuno potrebbe proprio concepire questa rivolta se non fosse ingannato dai bugiardi. Deve sapere la verità, e accettare che non può farci niente****.

* questa natura contraddittoria non sta tanto nelle affermazioni ma nel nostro modo di valutarle: il numero di cose ovvie e insieme impossibili cresce in maniera vertiginosa.

** nemmeno per ottenere consenso. Il potere moderno non ha bisogno di consenso, la stessa parola ormai non significa più niente. Fornire milioni di notizie vere, assolutamente vere, non permette a nessuno di decidere cosa fare. Nessuno può assimilarle o valutarle, tantomeno il potere. Le notizie false, al contrario, permettono una decisione. Sarà sbagliata, ma è una decisione. L’assoluta verità induce gli ingenui a ritenere che è meglio se comanda chi ne sa di più, e i consapevoli a pensare che è del tutto indifferente chi comanda visto che non si sa che fare. Queste condizioni non muteranno mai, se non per caso.

*** La collettività fabulante produce sempre spontaneamente il falso secondo modelli costanti. Si rilegga Gadda:

<<Aveva carta e stilografica, omise i: “Gesù, Gesù mio bello! Sor commissario mio!” e altre interiezioni-invocazioni di cui la “signora” Manuela Pettacchioni non tralasciava d’inzeppare il suo referto: un drammatico racconto. Il portiere coniuge, fattorino alla “Centrolatte Fontanelli”, sarebbe rincasato alle sedici.
“Gesummaria! Prima aveva sonato alla sora Liliana…”
“Chi?”
“Ma l’assassino…”
“Ma qua’ assassine si nun ce sta ‘o muorto?”>>.

Sempre tornando al passato, ricordiamo che nel 1973 Fruttero e Lucentini scrissero un pezzo su Gheddafi, o meglio sulla tendenza dei giornalisti e degli italiani in generale a fingersi bene informati di qualsiasi cosa e a ricamarci il solito epos bituminoso. Il pezzo di intitolava “pare che” e riportava / immaginava, correttamente, le varie voci che sarebbero state messe in circolo: pare che Gheddafi sia una creatura della Cia, pare che sia omosessuale, che gli piaccia il maiale, etc. Il disinteresse per la verità dipendeva sia da ragioni propagandistiche, sia da una intrinseca fatuità degli italiani. I libici la presero male e pensarono (anche giustamente) che dietro l’ironia ci fosse un attacco a Gheddafi, per cui chiesero di cacciare i due articolisti. La Fiat, che era proprietaria de La Stampa e faceva affari con Gheddafi, si rifiutò. Giornalisti e lettori invece non abbandonarono il vizio del “pare che”, anzi forse non capirono nemmeno il punto. A quarantacinque anni di distanza gli italiani restano terrorizzati all’idea di apparire ingenui e meno informati degli altri e continuano gagliardamente a immettere fantasie nel sistema, stavolta omettendo anche il “pare che”. Nella maggior parte dei casi i siti non fanno altro che riprendere voci che già circolano tra la gente, o confermare quel che già “si dice”. La menzogna viene dal basso, o meglio da tutti i lati. La foto coi politici al funerale di Riina non potrebbe diffondersi se non fosse già ampiamente diffusa l’idea di una connivenza tra stato e mafia (tesi, per altro, cavalcata in passato dalla sinistra e rivoltatasi contro di lei da quando è al potere). Quell’immagine è efficace perché è simbolica: può anche non essere di fatto vera, ma non perde per questo il suo significato (lo stato a braccetto con la mafia), che è ampiamente condiviso. Solo una minima parte delle persone la prende letteralmente: per gli altri è “ironica”, e il fenomeno della sua circolazione diventa a sua volta una notizia, che viene ripresa anche da chi vuol denunciarne la falsità e da chi si prende gioco dell’ingenuità di chi ci crede. Tutto incrementa la circolazione del “si dice”, come del resto fece anche il pezzo di Fruttero e Lucentini.

**** con la conoscenza a portata di click, si ridiffondono le vecchie credenze. Non è un paradosso, è logico. La conoscenza del reale, come notava Lovecraft, è intrinsecamente atroce. Finché c’è il dubbio sulle cose, posso limitarmi a sperare per il meglio, ma quando so come stanno effettivamente mi resta solo la cieca convinzione nel contrario. Non basta più un’opinione, che sarebbe smentita dai fatti. Ad esempio, prima della conferma che il mondo è piriforme non poteva esistere una vera fede nella terra piatta. La fede è proprio credere nonostante la contraria evidenza, altrimenti si chiama convinzione o opinione. Fede che io però non sono più in grado di provare, per cui la mia non è genuina, spontanea, ma costruita e consapevolmente mantenuta. Perciò è una forma di malattia mentale, un’illusione consapevole, almeno in parte. E’ il pensiero doppio: prendere gli antibiotici e insieme credere nella guarigione coi cristalli. I pochi che si lasciano morire perché rifiutano la medicina sono pazzi inconsapevoli, e quindi in effetti sono i meno pazzi. Gli altri conoscono per forza la lingua della menzogna.

 

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Le lumache del giardino se la godono più di te

In “S.O.S. Fantasmi” Bill Murray racconta gli episodi più belli della sua infanzia, ma il fantasma dei natali passati gli fa notare che sono spezzoni di vecchi telefilm: in realtà lui ha passato il tempo a guardare la televisione. Per i nati negli anni ’70-80 questa è la condizione normale. Le sigle dei cartoni animati sono la loro porta magica verso un passato che non esiste*.

L’immaginario televisivo infantile è composto per buona metà di pubblicità, che in trent’anni è rimasta quasi invariata nella sua elementare promessa di divertimento. Il fastidio che proviamo di fronte alle pubblicità per adulti non dipende dalla loro spudorata ipocrisia, ma dalla nostalgia per le forme della pubblicità per ragazzi. All’epoca ci consideravano troppo stupidi per credere che qualcuno volesse venderci un pupazzo per il nostro bene. I nostri benefattori rimanevano i genitori, mentre adesso è direttamente l’impresa.

C’è la pubblicità di una compagnia di assicurazioni che mostra un terremoto e il salvifico intervento della società, precisando “basata su una storia vera”. Le compagnie, in effetti, risarciscono i danni derivanti da sinistri. La sollecitudine materna mostrata nel filmato invece è quasi sicuramente un di più. Il fine dichiaratamente propagandistico non priva la scena del suo effetto emotivo. Probabilmente c’è gente che con una parte del cervello pensa davvero che la compagnia ti verrà a salvare, o che rielabora la vicenda come fatto realmente accaduto (d’altronde, è “basato su una storia vera”). La compagnia sottolinea che vuole il tuo bene, lasciando in secondo piano il fatto che paghi per garantirti dall’eventualità di un danno. Il volgare aspetto economico recede di fronte ai sentimenti. E questa modalità di comunicazione, estesa a tutti i settori della vita, spiega non poco.

Il motivo per cui i giornali riportano raramente buone notizie è che lo fa già la pubblicità. Non solo ti vende la merce, aspetto volgare della vicenda, ma ti mostra che il futuro è roseo e tutti vogliono il tuo bene. I supermercati pensano alle persone prima che alle cose, le compagnie assicurative vengono a tirarti fuori dai guai, i cellulari ti donano parte della loro bellezza, le compagnie telefoniche avvertono se qualcuno fa una tariffa migliore. In sintesi, sei in una botte di ferro e ogni giorno c’è qualche piacevole novità. A questo punto è necessario che anche i giornali ti diano qualche soddisfazione, ad esempio confermando i tuoi pregiudizi o rinfocolando la rabbia che (assurdamente, visto che va tutto bene) provi per le condizioni miserabili della tua vita. Tu, è chiaro, sei una persona colta e quindi non credi né alla pubblicità né ai giornali, ma qualcosa si fa ugualmente strada dentro di te.

Il ciclo di esaltazione / depressione che caratterizza ormai le giornate di tutti è puntualmente regolato dall’alternanza pubblicità / notizie. Bisogna chiarire che un’esaltazione continua è insostenibile e che quindi il popolo desidera la depressione. Anche se non legge i giornali, trova modo di alimentare la sua disperazione con le chiacchiere da bar. Solo il lato positivo delle cose è assorbito completamente dalla pubblicità, mentre quello negativo resta diffuso. La stessa pubblicità, per restare efficace, deve presentarsi come un’isola di salvezza: senza il diluvio di cattive notizie, di rabbia e di frustrazione del mondo reale, come potremmo abbandonarci all’illusione di industrie che salvano l’ambiente, di cibi salutiferi e solidali, di miglioramenti spirituali connessi all’abbigliamento? Senza inferno che significa paradiso?

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Man mano che la nostra vita affonda nello sterco fare pubblicità diventa sempre più facile. Fino a trent’anni fa nessuno avrebbe creduto che ti vendono la roba per il tuo bene, mentre adesso questo assunto é la base comune degli spot. La fede religiosa d’altronde si rafforza nei periodi di peste e carestia, e se la carestia non c’è conviene che venga. Per la pubblicità un mondo migliore sarebbe esiziale, perché è fondata sul desiderio e non sulla sua soddisfazione. Tutto deve apparirti poco, così per andare avanti sei costretto a convincerti di varie assurdità, e questo spiega anche come mai gente di normale intelligenza presta fede (con una parte del cervello) alle più strane balordaggini. Si sforzano proprio di crederci.

* Quelli che nascono adesso non avranno neanche la possibilità di confrontare i loro ricordi con qualche foto, perché le foto sono digitali, le immagini reali e quelle della rete sono indistinguibili, hanno lo stesso formato.
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